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Laboratorio di progettazione dell’architettura degli interni
Architettura degli interni (8cfu Roberto Rizzi)
Allestimento (4cfu Gennaro Postiglione)
Mercati Comunali Coperti Milano
Le attività commerciali, gli scambi di merci, beni o servizi, sono da sempre fattore generatore di rapporti sociali e strutture urbane.
Gli edifici e i luoghi nei quali si svolgono queste attività, capillarmente diffusi nella rete degli esercizi commerciali al dettaglio, polarizzati nei grandi centri di vendita dei supermercati o dei centri commerciali, o allestiti transitoriamente negli spazi aperti dei mercati ambulanti, hanno seguito nel tempo le trasformazioni della domanda e dell’offerta e stanno da qualche tempo affrontando le sfide aperte dalla digitalizzazione e informatizzazione dei servizi di vendita e consegna.
Fra le differenti forme di vendita e tipologie di edifici vorremmo portare la nostra attenzione sui mercati coperti comunali.
Sviluppatisi su una tradizione di lungo periodo fra mercati periodici, ambulanti o di vendita stabile di precise categorie merceologiche, si sono codificati all’inizio del secolo scorso con l’obiettivo pressoché esclusivo di consentire la vendita al dettaglio di beni necessari a prezzi calmierati. In molte città si sono strutturati in una rete di piccoli edifici diffusi sul territorio che, al di là della qualità architettonica, hanno definito polarità figurativamente riconoscibili e capaci di strutturare relazioni sociali, articolazioni urbane, usi condivisi di brani di città.
Stretti tra direttrici di cambiamento diverse se non contrapposte, i mercati coperti vivono oggi condizioni fortemente diversificate, che variano dalla chiusura, alla stagnazione, a dinamiche positive di riqualificazione, che si agganciano a processi di rigenerazione dei quartieri nei quali sono situati o, viceversa, tentano di stimolarli.
Pur nella loro diversità, i mercati coperti esprimono, in realtà o in potenza, una forte rilevanza sociale. Nella rarefazione del commercio di prossimità, essi costituiscono spesso, nel cuore dei quartieri dove sono collocati, un punto di riferimento per l’utenza tradizionale, invecchiata insieme ai quartieri che li ospitano, ma anche per la popolazione immigrata, che non di rado vi trova esercenti, e prodotti, con le medesime origini.
Come molti esempi dimostrano, l’attività commerciale si integra con funzioni diverse, connesse in prima battuta al consumo in loco del cibo e alla valorizzazione di produzioni locali, e poi all’integrazione con le reti dei servizi di prossimità e con le attività culturali promosse dall’ente pubblico e dall’associazionismo.
Un sistema di funzioni che sta dimostrando la sua validità alla prova di tenuta di fronte alla recente pandemia e alla riscoperta di pratiche relazionali di prossimità.
Il progetto di recupero dell’oggetto “mercato coperto”, in quanto edificio pubblico ibrido, offre dunque un terreno di sperimentazione tra politiche urbane e sociali, rinnovamento sostenibile di parti di città e del loro patrimonio edilizio e la verifica di come nuove strategie commerciali e culturali possano trovare spazi adatti e integrati.
Il laboratorio affronterà il progetto di recupero di uno dei Mercati coperti individuato fra quelli appartenenti alla rete della città di Milano in questo contesto tematico.
Gli studenti saranno condotti in un percorso di conoscenza dei manufatti oggetto di intervento e dei loro contesti, attraverso l’attenta osservazione dei caratteri materico-formali e geometrico spaziali degli edifici e delle pratiche d’uso che su di essi insistono e la loro successiva elaborazione critica.
Il progetto, da svolgere in gruppi di 3 persone, riguarderà sia l’identificazione di un nuovo carattere dell’edificio nel rapporto con lo spazio aperto circostante, sia la ridefinizione del programma funzionale (fra vendita di generi alimentari, consumo di cibi, attività culturali e servizi sociali di prossimità), la riconfigurazione dei corrispondenti spazi, accessi e distribuzioni con le relative attrezzature e arredi e le necessarie caratterizzazioni materiche e cromatiche.
Verranno privilegiate soluzioni leggere, flessibili, in grado di adattarsi ad usi differenti in risposta al mutare delle condizioni, secondo una logica che metta in dialogo la maggior rigidità dell’involucro architettonico con gli allestimenti delle differenti attività.
Sarà sviluppato fra la scala dell’inquadramento urbano (1:200) e quella dello sviluppo di dettaglio (1:20), con l’utilizzo del disegno e del modello di studio o di restituzione finale, per riuscire a individuare e restituire una precisa identità materico-formale e costruttiva degli spazi in relazione ai gesti dei suoi fruitori.
I contributi teorici, quelli di approfondimento tematico e l’assistenza allo sviluppo del progetto, verranno condotti in modo unitario dai titolari dei due moduli di cui si compone il laboratorio, così come dai tutor o di altri invitati, e saranno orientati al tema di progetto, in una visione unitaria del lavoro.
Le revisioni settimanali del progetto saranno alternate a momenti di presentazione seminariale dello stato di avanzamento.
Una mappatura degli edifici della rete dei mercati comunali milanesi, con schede dei singoli edifici, è consultabile qui:
https://fareimpresa.comune.milano.it/mercati-comunali-coperti-milano
Per un approccio etnografico al progetto (modulo di Allestimento)
Etnografia deriva dal greco e questo è il significato attribuito nell'enciclopedia online Treccani: «rappresentazione scritta di forme di vita sociale e culturale di gruppi umani». Allo stesso tempo, l'etnografia fa riferimento sia a una metodologia di ricerca con alcune caratteristiche specifiche sia al prodotto testuale di quel percorso di conoscenza.
Nell'usare l'etnografia, così come nel proporre approcci etnografici agli studenti, le storie personali giocano un ruolo centrale nel modo in cui i percorsi cognitivi vengono inquadrati e intrapresi. Ciò significa che le nostre storie e dialoghi personali svolgono un ruolo fondamentale nell'inquadrare il lavoro sul campo.
Dalle nostre esperienze, sosteniamo che l'uso di un approccio etnografico per/nel progetto consiste nel comprendere come funziona un sistema articolato composto da spazio-oggetti-persone, lontano da qualsiasi tipo di funzionalismo deterministico. L'etnografia è per noi una forma di conoscenza e non un sapere tecnico: è utile perché aiuta ad apprendere ed è, quindi, più una forma di conoscenza (gnosis) che una tecnè.
Tra insegnanti di diverse discipline, abbiamo imparato che l'etnografia è anche un'"arte di ascoltarsi" in un contesto multidisciplinare: essere etnografici in una scuola di architettura significa essere multidisciplinari in un modo in cui tutti (l'architetto, il sociologo, l'etnografo, il pianificatore, il policy designer) dà valore alle proprie capacità, collaborando e imparando dagli altri, ma non diventando un camaleonte degli altri e delle capacità altrui.
La nostra collaborazione è partita dalla convinzione condivisa che un buon architetto o progettista debba possedere almeno un paio di scarpe comode per camminare, osservare la città e imparare dai (non sui) residenti e fruitori di un luogo. Allo stesso tempo, nella nostra esperienza, l'acquisizione della conoscenza della città e della sua architettura è anche un'esperienza corporea nello spazio. La conoscenza nasce da esperienze piacevoli (e talvolta anche spiacevoli), ma anche da un “amore profondo” –philia– (i sentimenti contano!) per città, luoghi e architetture.
Il percorso di approccio etnografico al progetto si concentra dunque sul lavoro sul campo, sulla elaborazione di materiali testuali/grafici/fotografici e sulla loro ri-elaborazione critica.
parole chiave
commercio di vicinato, commercio solidale, prossimità, etnografia
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